Giuseppina Biondo

Libri

  • Come si salva un poeta?


    Pubblicato nel 2016

    “Come si salva l’uomo ispirato? / È drammatico lasciarlo lì, / ma chi sono io / per impedire ad un uomo di sentire?”
    “How do you save the ispired man? / It’s sad leaving him there, / but who am I / to keep a man from feeling?”



    Prima raccolta poetica dell'autrice. Traduzione a fronte a cura di Mary Basso.

      
  • Marco e la Città-Fiume


    Pubblicato nel 2015
    "Chi non era mai stato in Quel Posto, che alcuni chiamavano Casa Colorata o Città-Fiume, vi poteva essere portato e presentato soltanto da un amico che ne era a conoscenza. Tutto questo avveniva di lunedì a mezzogiorno, quando il giorno era della luna e l’ora decisamente del sole.

    “Marco e la Città-Fiume” è un racconto di fantasia in cui il giovane protagonista, scaraventato in un mondo popolato da personaggi bizzarri, magici e divertenti, conclude la sua avventura scoprendo cosa vuole diventare da grande, come se tutto il viaggio fosse una prova, un’esperienza, un racconto di formazione immaginario. Si susseguono, così, dialoghi semplici, ironici, ma allo stesso tempo metaforici e riflessivi che fanno sognare grandi e piccoli.
    L’autrice Giuseppina Biondo, venticinquenne siciliana, giunta così alla quarta pubblicazione, scrive nell’introduzione al testo:
    “Se scriviamo fiabe, qualche volta lo facciamo per privacy. Proiezioni, poesia, coraggio e lotta, queste sono le cose indispensabili per creare un racconto, le stesse che i lettori più giovani desiderano avere da una storia, le stesse che vorrei che i miei lettori cercassero nella vita e nell’arte. Una proiezione di sé migliore, la poesia di un talento da esercitare, il coraggio per aiutare gli altri, infine la lotta contro il male, che talvolta racchiudiamo in noi stessi e non tentiamo di sconfiggere o mettere a tacere.”
    Le illustrazioni, curate da Maria Basso, arricchiscono il libro accattivando la curiosità del giovane pubblico.
      
  • Amediade e Decaloclo


    Pubblicato nel 2012
    "Non ricordava se era stato l’incanto di una strega o la decisione di una divinità, ma c’era una statua di pietra bianca nel museo di Cardiff, una statua che possedeva dei ricordi.
    Chi la guardava, nonostante il candore marmoreo, immaginava il colore della sua pelle ellenica. Non era stata sempre una statua immobile e inoperosa. Era stata una donna, ne aveva squarci di memoria.
    Era una statua, ma non lo era da sempre. Non poteva neppure dire se fosse stata una donna frivola o di culto. Se fosse trascorsa, la sua vita, da prostituta o da moglie frigida. Ma sapeva di essere stata una donna. In quell’immobilismo magnetico si vedeva continuamente osservata da quanti entravano nel museo. Ricordava soltanto alcune cose. Per esempio di quanto amasse un uomo. Lo amava senza cagione, con virtù aveva promesso amore a lui. Ma non sa-peva se fosse stato suo compagno. Non ricordava chi fosse.
    In quella sua esistenza non poteva che pensare alla sua vita precedente, con quei pochi ricordi che rimembrava, o alle persone che ogni giorno si recavano, diverse e molteplici, ad osservarla.
    C’era chi, gobbo, insieme al proprio bastone la scorgeva malamente a causa dei dolori; chi, giovane e cordiale, sorrideva la guardava di sfuggita, intento a giocare. Chi invece sembrava provare un grande piacere nel contemplarla. Mancava chi non
    mostrasse interesse."
      
  • I racconti di febbraio


    Pubblicato nel 2011 - II Edizione 2013
    "Un giorno, alzandosi dal letto e andando verso la scrivania, Chiara si accorse di un libro che non aveva mai visto. Era rilegato in una copertina lilla e blu cobalto, mostrava immagini di oggetti ed animali strani. C'erano una capra con le orecchie di paglia ed il naso da gatto, un peperone immerso in un secchio d'aceto e una campana intagliata che sembrava il viso di una rana.
    Il libro era intitolato "Storie di una sognatrice e di una bizzosa settimana". Chiara pensò che fosse un regalo di sua madre, ma rimase senza fiato quando lesse il nome dell'autrice e ne vide la foto. Il suo viso tondo sorrideva a chi guardava le alette ed in caratteri ben evidenziati era stato stampato il nome Chiara Candido.
    Come poteva aver scritto un libro se non sapeva di averlo fatto?"   
  • Il bianco della Signora Cognome


    Pubblicato nel 2010
    "Alta, esile, vestita di nero. L’abito lungo sino ai piedi. E quella sua singolare espressione: la bocca che andava da una guancia all’altra, larga come se sorridesse costantemente.
    Le braccia nude erano magre, sottili. Le dita delle mani affusolate. Si potevano intravedere le ossa del corpo sotto la veste, tanto quella donna era emaciata.
    Occhiali dalle lenti oscure le nascondevano gli occhi, proteggendoli dai raggi solari. Infine il suo passo svelto era sempre accompagnato da quello di un cane basso e rasato, legato al guinzaglio. Tutti in paese l’avevano vista almeno una volta, la osservavano camminare per le vie, ma nessuno pareva conoscerla veramente."
      

Ultima uscita

  • #RECITATIONES vol.0


    Giugno 2017

    Seguiranno altri volumi, sì, tutti con una formazione baricentrica a metà tra un’antologia di gruppo letterario, di concorso poetico e rivista di settore. Alla domanda come nasce questo libro? comincerei istintivamente, inscindibilmente, ripetendomi, col dire che muove i primi passi grazie alla condivisione di due anni di incontri e letture poetiche, due anni di #Recitationes.
    [...]Abbiamo sedici nomi in questo volume che mi omaggiano, mi inorgogliscono, mi rincuorano e fanno scommettere.


    Traduzione a fronte a cura di Mary Basso.